
“Tua, con tutto il corpo” AA.VV. antologia di racconti erotici al femminile a cura di Francesca Mazzuccato. (LietoColle, Como 2005, tiratura limitata, 112 pag. euro 13,00).
Undici giovani scrittrici per undici racconti che mozzano il fiato. Ogni prova letteraria presenta un imprevisto che sconvolge la lettrice o il lettore. Una invenzione creativa che gela il sangue. Elisabetta Pendola, Eliselle, Tiziana Cerquetti, Angela Buccella, Alina Rizzi, Manila Benedetto, Monica Maggi, Laura Guglielmi, Daniela Gambino, Rosanna Figna e Deborah Rim Moiso hanno un talento che nella maggior parte dei casi sconvolge. La curatrice della pubblicazione, poi, l’attentissima Francesca Mazzuccato ha il potere di presentare le opere e le autrici in maniera raffinata. Concentrando la sua introduzione sull’idea che ha fatto nascere il volume e le caratteristiche migliori delle scrittrici ospitate all’interno. L’antologia dei testi fa parte della collezione eros di LietoColle ed è contenuta nella collana Il Delta di Venere. Al centro di tutti i racconti i brevi vi è la donna. E le scrittrici sono in grado di parlare del loro genere, senza produrre noia o aggrapparsi ai luoghi comuni. Così, semplicemente, nascono le narrazioni di autrici che incantano. Fra i racconti spiccano quelli di Daniela Gambino, Monica Maggi, Manila Benedetto, Angela Buccella. Molte delle abili voci provengono dal mondo del giornalismo e hanno a che fare, chi in un modo e chi in un altro, con il mondo di internet. E la prosa non nasconde queste peculiarità. La Mazzuccato parte da Gina Pane e Margherite Duras per chiare quale la visione della erotismo sulla quale si poggia il libro. Poi continua più esplicita. “Immagini corpi. Corpi accompagnati ad altri, avvinghiati ad altri. Corpi feticcio, corpi in piano sequenza. Il senso dell’arte e della scrittura erotica si definisce a partire dal corpo. Il corpo è l’inquadratura su cui puntare diverse diottrie.” Infine specifica. “Il libro nasce con il preciso desiderio dell’editore di dare spazio a un erotismo che rappresenti il contemporaneo e i lati oscuri del cuore, come diceva Anais Nin, nella maniera più raffinata e precisa. Nasce dalla volontà di trovare un modo sinfonico per raccontare come è facile sgusciare fuori da questa vita che viviamo e diventare sabbia calda che scivola fra le mani.” Sin dai primi sorsi, che si possono far cadere dolcemente in gola, l’opera offre grandi dosi di sensualità. Già dalle righe di Francesca Mazzuccato è difficile distogliere l’attenzione. Molti si potranno ritrovane negli spazi modellati e vissuti dalle scrittrici. Forse non c’è bisogno, per forza, di essere donna per ricevere i doni di questo omaggio letterario. I signori maschietti dovrebbero provare a leggere “Reginald guarda le stelle” della Gambino o “Incorretto” della Pendola, ad esempio. Per capire meglio come le donne percepiscono loro stesse e, ancora meglio, come percepiscono gli uomini. In copertina campeggia un quadro di Modigliani estremamente eloquente. Che dice, anch’esso, dell’opera antologica.
NUNZIO FESTA
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Moleskine/Monica Maggi |
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Sono diciannove giorni che sanguino, oltre quattrocento ore di quieto stillare. Il dolore come sempre è scomparso entro i primi cinque giorni del ciclo, il mio corpo è divenuto sordo ed ha proseguito il proprio caparbio ed incessante disfarsi. Dapprima ho avuto paura, ma il colare s’è fatto così calmo e costante da rassicurarmi.
Non sento male, solo lontana l’eco di un disagio che mi si fonde nelle viscere, una voce troppo distante per essere distinta; ciò che distinguo invece è un dolce susseguirsi di gocce calde che mi ricorda che vivo.
Mi ci sono abituata, a questo mio nuovo ritmo, rallentato, ovattato, subacqueo; ha un che d’irreale, di romantico e struggente. Amo prendermi cura di quella che è divenuta una ferita sempre aperta, detergerla, proteggerla con fasce pulite, con l’amorevolezza di una religiosa in forza al lebbrosario. Mi curo col sorriso di chi vede in ogni cosa una manifestazione di volontà divina.
Mi svuoto dell’inutilità che provavo, come pure dei pensieri pesanti che ancora arrivavano ad opprimermi. Mi sento divenire più leggera, il male scioglie fino a squagliarsi, ed il mio corpo fedele provvede pronto a disfarsene. Sanguino molto perché molto è il male che porto dentro. Mi chiedo come sarà sentirmi di nuova asciutta, una volta che sarò libera, impeccabilmente limpida e linda. Forse preferisco non pensarci, mi piace l’idea di sanguinare. Fino a che sanguino significa che esiste strada da percorrere, lotta da combattere e pena da distruggere, come brutte astronavi su cui sparare in qualche superato videogioco.
Sto bene, e alle volte mi masturbo anche. Non è mai stata mia abitudine durante il ciclo, ma ora è altra cosa. Il mio corpo cambia, ed io riadatto le mie pratiche alle sue rinnovate esigenze. Chissà per quant’ancora potrei sanguinare, forse per sempre! E nel cambiamento sarebbe un delitto non ricercare la legittima felicità.
La settimana scorsa mi sono ritrovata con le dita ficcate nella fica e la mente che si strusciava addosso a lui come un gatto in calore. Mi scavavo pensandomi dentro le sue di dita, mi frugavo con la disperazione di chi alla cassa del supermercato non trova il portafogli. L’idea di rovistarmi selvaggiamente come faceva lui, mi fa ammattire. Sentirmi calda e fradicia come carne appena macellata, poi ritirare le dita barbaramente insanguinate, domandarmi se non sia stata la furia del mio amplesso a ridurmi così. E poi finirmi, e sfinirmi, in superficie con l’altra mano, mentre resto ad osservare incantata i rivoli ed i ricami che la mia tinta mi ha lasciato sulla pelle.
Alcune persone non tollerano la vista del sangue; ma quando è il tuo ci si può abituare. Vederlo scorrere intenerisce quasi al pari della vista di un bambino, si prova il medesimo desiderio di protezione. Sanguinare piano rallenta le emozioni, allarga il sorriso e addolcisce lo sguardo. E’ un po’ come essere pregna, si usa verso di sé lo stesso riguardo, del resto si è pur sempre in una condizione precaria che richiede attenzione e amore.
Da quando sanguino mi sento più serena, mi pare di avere uno scopo. La mia catarsi e la mia cura. In un certo qual modo temo l’arrestarsi del mio versarmi. Che ne sarà di me allora? Quale direzione prendere per non tornare piena di lordura, come è evidente sono ora?
Ma ho fiducia, per ora assisto il mio corpo in lacrime, tengo le mani sulle spalle e sulla fronte a confortarlo, mentre sfoga il proprio conato di male. Accarezzo il ventre scosso, lo rassicuro, lo copro di un panno morbido in gesto d’affetto. Ascolto musica tranquilla e guardo programmi educativi. Bevo tè caldo al naturale e respiro profondamente; lascio che il male versandosi faccia posto al bene, al rinnovamento, alla rinascita.
InsideSusan

TI BACIO IN BOCCA
L’EROS RACCONTATO DALLE DONNE DEL SUD
Sabato 11 giugno ore 18.30
Fondo Verri
Lecce
Libero Cantiere, via Santa Maria del Paradiso, 8 (traversa di via Libertini, zona porta Rudiae)
Temerarie, audaci, appassionate. Sono le tante donne del sud racchiuse nella raccolta poetica, dedicata all’eros, dal titolo quanto mai esplicativo: TI BACIO IN BOCCA. La raccolta, unica finora in Italia è stata pubblicata dalla Lietocolle editrice ed è giunta, a pochi giorni dalla sua uscita, alla terza edizione. Verrà presentata sabato 11 giugno alle 18.30 al Fondo Verri a Lecce, dalla curatrice, giornalista e scrittrice Monica Maggi.
Non dico nulla di quello che penso
nulla di quello che sento
lo nutro nel mio stomaco
nelle mie membra
Dolore mio
afflitto
e sofferto piano
e il pianto dimora...
nel mio silenzio.
| Principessa - due I tuoi gioielli: quei piccoli piedi tesi e indifesi le mani laboriose e ben curate e quei polsi nobilissimi e minuti. Quella schiena colorata di efelidi disegnata con gentilezza dalla stessa natura che ti ha dato gli occhi verdi incorniciandoli con ciglia rosse: si accendono sotto il sole - disorientandomi. E poi quella voce calda che da sola mi consola delle distanze e quei seni che - discretamente - mi sono amici quando li guardo. |
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| Non puoi sedurmi con quel seno arrogante - lo sai - non ce la farai mai con quei fianchi nudi ed eleganti quei gesti lenti e calcolati a sciogliere il gelo che mi veste e mi riempie. Se proprio vuoi posso - lo sappiamo - rovesciarti tra le lenzuola e condurti con me sulla cima più alta da dove guardare il mondo. Dimmi invece come stai dietro i vetri dei tuoi occhiali dentro gli specchi della tua solitudine - siderale - dove vedo riflessa la mia faccia scortese e tumefatta di pensieri dolorosi notti insonni e giorni lenti. |
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