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WORDS - FOLLE DIARIO DI BORDO

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Utente: Mounika
Nome: LaMonica www.monicamaggi.it
Giornalista, scrittrice, editor, docente universitaria. Curiosa delle storie di uomini e donne. Un po' folle.

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luglio 19 2005

IL PROFESSORE

Il professore stava seduto fuori al terrazzo a prendere il sole.
Indossava dei pantaloni corti ed era a dorso nudo.
Quando sentì il campanello squillare, si sentì disturbato.
Non gli andava di ricevere nessuno in quel momento. Voleva essere lasciato in pace.Rimase ancora seduto,accavallando le gambe sulla sedia che aveva messo davanti alla sua sdraio; ma il campanello continuava a squillare.
Impaziente si alzò. Attraversò la grande stanza con passo lento e stanco, ed aprì la porta.
Non fece certo salti di gioia quando vide Gualdi.
- Entra, entra pure, - disse, allontanandosi dalla porta d'ingresso.
Ritornò al suo posto di osservazione, non dimenticando però di preparare una sedia per il suo amico.
Edoardo lo raggiunse. Non si mise a sedere subito. Si fermò con le mani fissate sulla ringhiera di ferro, tenendogli le spalle.
- Laura non c'è? - chiese Edoardo.
- No. Sono solo. Come vedi sono solo. E tu, ...come te la passi? Ho saputo, sai, di Manuela... Mi dispiace, mi dispiace tanto, - disse, aggiustandosi con una mano gli occhiali scuri che gli erano scivolati sul naso, e inumidendosi le labbra con la lingua.
Gualdi lo trovò abbastanza strano. Non lo riconosceva più. Eppure lui, il professore, Giacomo Filimbeni lo aveva aiutato così tante volte con i suoi giusti consigli.
Si accese una sigaretta. Si girò. Lo fissò; poi si mise a sedere di fronte a lui. Lì faceva caldo. Il sole picchiava forte in testa.
- Manuela, già! - sospirò. - Fra pochi giorni sarà fuori. L'avvocato dice che potrà lasciare il carcere a fine mese.
- Scusami,... scusami tanto. - lo interruppe il professore. - Scusami se non mi sono fatto sentire. Certo che avrei fatto meglio a venire da te.
Edoardo non replicò. Si portò la sigaretta alla bocca. Aspirò e fece uscire dalle narici il fumo.
Ora c'era silenzio. Quel silenzio dolce e riposante di un pomeriggio caldo d'estate; poi il rumore di un motore di macchina in accelerazione.
Quando si affacciò dal terrazzo, Edoardo vide che una macchina dei carabinieri si fermava davanti all'ingresso della palazzina.
Poco dopo il campanello squillò. Il professore aprì la porta. Il maresciallo fece il suo dovere ed andò via.
Edoardo abbassò lo sguardo e cercò di non incrociare gli occhi del suo amico.
- Corruzione, - disse Giacomo, senza aggiungere altro.
Gualdi ci rimase. Non sapeva nulla. Era vero che non si vedevano da un bel po' di tempo, ma al bar, gli amici, l'ambiente. Nessuno aveva parlato di questo guaio che gli era capitato.
Ecco perché era taciturno ed aveva quello sguardo assente.
Il professore si alzò. Andò in cucina, prese dal frigo due coca cola con cannuccia e ritornò di nuovo a sedersi.
- Ma tu,.... perché sei venuto? Oh,scusa. E che non ci sto più con la testa. Sono brutale. Antipatico,... e fesso, - disse mentre tirava la linguetta della lattina.
Sì. Sono proprio fesso. Hai visto, no! I carabinieri. Ho gli arresti domiciliari. Che bella pacchia! Ma io ne uscirò. Vedrai. Anche lei se ne accorgerà. Ma tu..., per quale motivo sei venuto?
- Ero venuto per chiederti... Ma vista la situazione, non penso che...-
- Quale situazione? Non preoccuparti.
Il suono del telefono lo tolse dall'impiccio di dovere per forza parlare.
Il professore si alzò ed andò a rispondere.
Era Laura.
Edoardo lo sentì che gridava stizzito; poi lo vide ritornare calmo e sereno.
Il professore prese l'asciugamano e si asciugò il viso; poi accese la radio. Sentì "Penny Lane" dei Beatles.
Gualdi alzò gli occhi. C'era l'ombrello, la radio, ma non riusciva a vedere il secchio d'acqua.
- L'acqua è dentro. Nel bagno. Preferisco farmi una doccia ed uscire fuori.Del resto sono cambiate molte cose dal tempo del nostro amico Filippo. -
- Già, Filippo..., - disse, sottovoce, Gualdi.
Filippo era anche amico suo. Era morto da un paio di mesi per un intervento chirurgico al fegato.Era andata male.
A Filippo non piaceva andare al mare; allora si organizzava.
Sul piccolo terrazzo della sua casa metteva un ombrellone e una sedia a sdraio. Alla sua destra aveva una sedia dove metteva la radio. Dietro alla sedia a sdraio metteva una tinozza, piena di ghiaccio con bibite e caffè.


E poi metteva al sole a scaldare un tinello pieno d'acqua.
Verso le due del pomeriggio, dopo aver mangiato, si sedeva soddisfatto sulla sua sdraio e guardava davanti a sé. Quasi cercasse di scoprire qualcuno sulla sua fantomatica spiaggia.
Poi incominciava a leggere "Black Macigno o Capitan Miki.
"Slip, bum! Slash! Ah, Boom, boom. Maledette giubbe rosse", lo potevi sentire gridare stizzito.
Poi quando il sudore gli bagnava la fronte, lasciava perdere Black Macigno, e si asciugava.
Era arrivato il momento di fare... il bagno.
Allora si avvicinava alla piccola tinozza, piena d'acqua, e con un piccolo secchiello si versava l'acqua sulla faccia, sulle braccia, sul capo.
Quando stava sulla... sua spiaggia, non indossava mai il costume. Al massimo aveva un pantalone corto.
Indossava sempre una camicia a maniche lunghe per nascondere la cicatrice grande che aveva sul braccio.
Non seppero mai come s'era prodotto quella ferita.

Era Laura, disse.
Gualdi non rispose. Rimase muto. Prese una sigaretta dal taschino e se la infilò in bocca. Il sole picchiava forte sulla sua testa e il sudore incominciava a bagnargli la fronte.
Non cercò un posto all'ombra.
- Uffa! Entriamo che questo cazzo di sole mi sta spaccando il cervello. -
Edoardo lo seguì. Prima non l'aveva notato, ma ora che vedeva bene, si rese conto che la stanza era un po' in disordine.
Si vedeva la mancanza di una donna o di qualcuno che facesse le pulizie.
- Almeno tu hai Manuela. Io… chi cazzo ho? Nessuno. Il preside della mia scuola non si è neanche degnato di farmi una telefonata. E gli altri, i miei estimabili e ineguagliabili colleghi? Niente. Per loro sono già colpevole. Bollato e cancellato.
Edoardo stava per dire qualcosa, ma pensò che non era il caso.
- Laura, la bella e dolce Laura. L'unico successo della mia vita, sai dirmi dov'è?… Avresti fatto bene a sposarla tu, con te avrebbe avuto una vita migliore. E poi… perché ti lasciò, non l'ho mai saputo.
- Passerà, Giacomo. Passerà. Tu riuscirai a farcela. Non sei uno qualunque, - disse Edoardo.
- Sì, ce la farò. Passerà. Anche l'uragano prima o poi passa, ma vedi poi che cosa lascia dietro di se: distruzione e morte. Se avessi più coraggio, aprirei quella porta e andrei al mare. Invece, …aspetterò. Aspetterò ancora un po'.

Edoardo l'abbracciò forte a sé, poi andò via.
Avrebbe fatto meglio a non venire. Pensò al suo amico e al suo stato di prostrazione. In questi casi basta un nulla per farti saltare il cervello, ma pensò che non era il tipo da fare una sciocchezza, il professore era una persona equilibrata.
Stava per aprire lo sportello della macchina, quando notò che di colpo nel viale era piombato il silenzio. Poi… un colpo di pistola.

(c) Raffaele Crispino

postato da: Mounika alle ore 19/07/2005 22:04 | link | commenti
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luglio 18 2005

BALLERINA

Balbetto con i mie primi passi. Quelli che tutte le sere metto sulle scarpette. Sopra il tappeto aereo del pavimento, dondolante. Tremo e non ne conosco il motivo. Sono vent’anni, che tocco il battito incessante di questo teatro. In vent’anni ho imparato a memoria gli angoli della scena. Sudo piano. E mi dimeno. Come se fosse sempre la prima esibizione. Hanno cominciato a dirmi che sono ingrassata. Secondo me, vogliono convincermi a bere di meno. Con la scusa che la birra ingrassa, troppo. Non potrei permetterlo, a sentire i mie amici di compagnia.

Ma la scena è immensa. Ci posso mettere dentro ciò che voglio, quello che desidero io. Però. Non è vero che ho la pancia. Mangio proprio poco e prodotti, quasi sempre, dietetici. Ipocalorici. Quelli che stanno in simpatiche confezioni ed, allo steso tempo, sono in grado di far disgustare il palato. Bevo da decenni, ormai. Sui palcoscenici del mondo, nessuno ha mai avuto da ridire. Mi chiedono gli autografi tutt’ora. Quindi la compagnia ne guadagna costantemente.

Mi piace sorseggiare ed accogliere tutti i piaceri. Provassero a dire che mi fa ingigantire pure lo sperma! Sarebbero capace anche di questo. Sono buonissimi a confondere la morale con la passione. La mia passione è ballare. Non c’è niente che tenga il confronto con l’arte del camminare al ritmo della velocità del suono. Della musica. Sotto alle suole del vento esiste poco o nulla. Ed il vento è bassissimo.

Mentre succhio il pollice del mio ragazzo di questa sera, vedo che (infondo) sente un subbuglio. Dimentica che sono una delle ballerine più famose della Terra. La più Brava. Non ricorda neppure che sono alcolizzata. E’ stato lui ad ordinare vino in grandi quantità. Per farmi felice, addirittura. Ora che siamo nella mia cucina, posso tirare fuori la birra. Ed incominciare ad iniettare. Prima di muovermi nelle sue braccia. Dopo aver bevuto molto, a letto sono frenetica. Non mi basta un intero corpo. Cerco di far dannare l’anima del mio amante. Viaggio sulla sua pelle, per fermentare il mio sangue nelle sue voglie di uomo perfetto.

Sono pur sempre la prima ballerina. E le ragazze meno Esperte devo accendere un cero. Per sperare di vedermi finita. Sono Brave queste piccolette. Ma esili quanto stecchini. E maledettamente arriviste. Sono Brave, si. Ma devo attendere il momento dell’esplosione del loro corpo. Il mio fisico è temprato, affabile. Molle giusto come vuole l’amore affamato. Quanto vuole il ballo. Possono attendere, loro. Che sono state tutte più precoci di me. Bimba sognata da migliaia di mani veloci e forsennatamente gaudenti. Potrebbero cominciare da adesso a lasciare in un angolo l’illusione della purezza di anima ed interiora.

Arrossire è una consuetudine, per me. La foga perenne mi aggancia il ventre. Ho bisogno di godere. Perennemente. Sul balcone di casa mia, esco nuda. Completamente. Sotto o sopra c’è nessuno. Passa qualche automobile ogni tanto, davanti alla mia villa. Gli uomini hanno gli occhi poco attivi. E non vedono. Vorrei solamente che qualcuno si stupisca. Che il mio rossore scoppiasse anche sulle righe di un volto, spuntato improvvisamente.

 

 

NUNZIO FESTA

postato da: Mounika alle ore 18/07/2005 22:02 | link | commenti
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CANTICO DELLE CREATURE NATE NELLA CARNE

“Se tu ricordi di tempi e luoghi non vissuti ora sei qui vivo.

Se rimembri il tempo di antichi pensieri ora sai di cosa sto parlando.

Tu luogo,Tu anima nata nella carne ascolta queste parole.

Il tempo del risveglio sta per arrivare.

La giostra della vita ti sta regalando un dono immenso.

Non ci sono pensieri per fuggire altrove, non ci sono altre vite per comprendere la verità. C’è solo un momento ed è questo.

Ricorda il cantico della vita che ti ha fatto nascere nella carne ma alla quale non appartieni.

Ricorda il cuore e tutti i suoi preziosi segreti.

Ricorda la coscienza e i suoi consigli.

Accetta il destino qualunque sia.

Ascolta il cantico e sollevati dalla carne e dal fango costruito nei secoli dei secoli.

Lascia il tempo e le fattezze della  vecchiaia e ricorda chi sei.

E’ ora di risvegliarsi nella carne e tornare a casa, dove sei sempre stato e dove sei veramente nato.

Hai attraversato deserti e valli senza veli, ti sei perso in luoghi che hanno oscurato la tua vergine anima, ma ora sei qui ad ascoltare il canto.

Ascolta, ascolta , ascolta, guarda nel cielo il vessillo celeste e ricorda chi sei.

Semina le lacrime del tuo cuore e la terra risorgerà, dai perle di saggezza  a chi ne ha bisogno, dona a chi non comprende.

Ricorda, ricorda, ricorda….      

Amarezze e povertà, umiliazioni  e odio, non ti appartengono, sono pezzi frammenti di un’ antica verità che si è persa all’inizio del cammino. Ricorda la tua luce e scorda il mondo,  la guerra e il sangue versato per inutili ideali.

Risorgi nel canto tu che sei anima, spirito che non ha catene, libera l’armonia e la perfezione che c’è in te e riconosci in tutti la stessa verità,  guarda negli occhi del vicino la tua stessa origine.

Risvegliati nel tuo amore infinito che hai scordato, acquista la memoria che non ha tempo, ascolta i presagi del cielo e parti per il lungo viaggio che ti riporterà a casa.

Nati nel tempo  nella carne, sconfitti di ogni epoca, delusi affamati, angosciati , impauriti, piangenti, reietti venite! Non c’è differenza perché dentro di voi pulsa la stessa essenza, canta lo stesso cuore.

Ascolta il canto senza parole, apri il tuo cuore perché è solo lì che puoi sentire, apri le braccia e dona la tua vita al cielo, fai di te porto di luce per le anime che si sono perse come te.

Siate navi e vele per portare il messaggio di pace e di antica armonia, siate svegli perché non ci sono giorni e giorni, ne anni e neppure secoli, ma c’è solo un giorno ed è infinito per fare e dire le cose giuste, per amare e diventar saggi, per essere e non per avere, per donare e non per  prendere, siate voi ciò che siete e non l’ombra di paure che lasciano una triste scia di sofferenza.

Il dolore non vi appartiene, il piacere è un’ illusione che stordisce, siate voi stessi e andate, seguite il canto senza fermarvi mai più……chi ha sonno non aspetti altro sonno perché il momento del risveglio è ora!”                La pace morde le catene della schiavitù, la tempesta un giorno porterà il sereno presagio dell’armonia, il destino vi libererà dalla piaga del dubbio,  dalla pena della morte. Andate anime andate andate dove il canto vi porta. 

FEDERICO RE

postato da: Mounika alle ore 18/07/2005 21:49 | link | commenti
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