
Fazi Editore
Giovanni Martini
La nostra presenza
Collana: Le vele
pp. 109 - euro 12,00
ISBN: 88-8112-776-8
In libreria: fine settembre 2006
«Se si fosse in America, ci scommetto, se ne parlerebbe già come di un maestro, e si citerebbe Salinger: siamo in Italia, ed è solo un esordiente».
Sandro Veronesi
Otto fuochi di liberazione concreta, totale, definitiva, La nostra presenza nulla, proprio nulla, lascia al dubbio. Scrittura infatti conclusiva, vitale, sottilmente apocalittica, incline all'esattezza salingeriana, al tumulto fantiano, al braccio bukowskiano, realizza se stessa utilizzando la sola scintilla umana. Lo percepiamo subito dal primo racconto Al vicolo cieco: Giò è un ragazzo seriamente indebolito, ma sperimentale, enfatico, attivo. E' stato invecchiato, si capirà dalla sua telefonata, dal germe del millennio andato. Sempre Giò, nella Morte del pittore, chiude definitivamente la storia familiare con la spoliazione, spietata, dei beni materiali del nonno pittore. Ne La nostra presenza il gioco del calcio spinge Giò, curiosamente, nel baratro dell'amore mistico. Come mistico è il protagonista di Paglia e veste a giaciglio, una specie di Gesù decisamente risentito. Con Al suono del primo giorno inizia e finisce l'epopea novecentesca della madre impura. Una donna corrotta, una madre subdola, falsamente malata, cerca di annichilire il figlio, senza riuscirci, in una clinica svizzera. Ne Il limite minimo di resistenza, si libera, infine, la diga emotiva: una lettera d'amore scritta per le strade di Roma si fa passione, e l'esistenza a questo punto diventa misteriosamente prodigio, fulcro e rilancio per l'avvenire.
Giovanni Martini vincola l'editore al riserbo assoluto sulla sua identità. Comunica con la Fazi Editore solo via posta elettronica. Nessuno conosce il suono della sua voce, né che faccia abbia. La nostra presenza, che ha avuto una gestazione durata vent'anni, è il suo primo libro.
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Protagoniste dell’incontro promosso da LietoColle, sono le donne in quanto è femminile la voce delle autrici il cui contributo – enunciativo o poetico – è contenuto nel volume “L’Ulisse di LietoColle” numero uno dedicato ai mondi creativi femminili - che verrà presentato a Roma il 30 settembre alle ore 18,15 presso la Casa Internazionale delle Donne di Via della Lungara 19 – ma è aperto a tutti coloro che privilegiano il dialogo e la conoscenza quali strumenti relazionali e sociali. Esiste o meno la scrittura di genere? È il quesito sul quale si snoda il dibattito nel volume e nell’evento. Differenti le chiavi di lettura di un trascorso storico e letterario che ha ignorato l’esistenza di una fertile creatività di scrittura delle donne. Gli interventi, con accuratezza e determinazione, porgono un’innovativa angolazione per mettere in debito risalto il fermento creativo dell’universo femminile. Privi di retorica o rivendicazioni, gli interventi tracciano linee ben definite della contemporaneità della poesia nella quale le donne si riconoscono rivestendo il ruolo di voci attive che ricercano nella parola scritta il comune senso di esistenza e di partecipazione alla vita sociale, consapevoli di una propria identità ed individualità: ricchezza che, generosamente, condividono con gli altri. All’incontro partecipano: |
OLANDA
Fare l’a
GRAN BRETAGNA
Per ritrovare la passione in una coppia c'è chi ricorre con successo a fantasie fetish co

GRAN BRETAGNA
Un terzo della popolazione
le foto sono di GABRIELE RIGON
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AZIMUT LIBRI http://www.azimutlibri.com/
"Questo furore contro l'utile del tuo corpo". L. M. Panero Un poeta, assassino a pagamento, attende di portare a compimento un “contratto” contemplando la costante nudità d’una eroinomane senza nome. Vivono in una casa alla periferia di Beer Sheva, in Israele, al limite del deserto del Negev. Sul cadavere prossimo venturo si riverbera, come in uno specchio oscuro, un cadavere anteriore, un “contratto” politico compiuto venti anni prima, nel pieno degli “anni di piombo”, nella nebbia di un vicolo veneziano. E ancora, da una Bombay sordida e disperata, sulla nudità dell’eroinomane, senza nome, si estende l’ombra della nudità di una prostituta quindicenne. Il volto macchina è un monologo interiore, un avanzare e indietreggiare sullo scenario del tempo, in una perdita progressiva di sensi di fronte alla luce bellissima e tremenda dei corpi da amare e da uccidere. Corpi che sono disposti dinanzi agli occhi del protagonista nello splendore spregevole di una nudità ossessiva, indagata sensualmente sul filo della sperimentazione sadica, e di una romantica nostalgia necrofilica.
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“La mia narrazione è respirazione, e il respiro non spiega, implica: ripete l’atto, e lo ripete ancora, e ancora, è una macchina”.