domenica 4 marzo ore 19 al Blue Joy
via G.Miani 34
Roma
Emily Dickinson, Anne Sexton, Saffo, Alda Merini: le passioni di donne non parlano, ma sussurrano in poesia. Versi che però sono veri squarci nel silenzio d'amore. Il 4 marzo a Roma presso il Blue Joy in via G. Miani 34, alle ore 19.00 si parlerà d'amore, di passione, di delirio e di follia dei sensi, usando le parole di donne di oggi, e di quelle indimenticate e indimenticabili. A farlo saranno due voci anch'esse di due donne: Monica Maggi, poetessa e giornalista (Grazia, L'Espresso, Linus) e di Elena Falgheri, attrice e poetessa. Entrambe reciteranno versi dalle loro raccolte di poesie edite per la Lietocolle di Como (La mia pelle è un cifrario e Unguento). Non solo: ad accompagnarle saranno le Grandi poetesse del passato, che hanno amato e scritto d’amore. Un coro di voci femminili per un omaggio all'amore di donna.

Di che genere sono parole come audacia, follia amorosa, sensualità? Sono termini femminili, e non deve essere un caso. Le donne hanno un modo tutto speciale, e tutto loro, di provare e vivere il tumulto dei sentimenti, i gesti più temerari compiuti per amore, lo sconvolgimento dei sensi. Quando poi hanno la possibilità e la forza di scrivere e descrivere quanto provato e vissuto, le donne e le loro parole d’amore colpiscono con un impatto unico. Ma non hanno bisogno di clamore e di grancasse, le donne, quando vogliono si danno alle parole della passione. Dal canto sottile e pudico delle madri, alle prese con le faccende quotidiane, alla lirica amorosa di Saffo (Scuote l'anima mia Eros / come vento sul monte / che irrompe entro le querce / e scioglie le membra e le agita, / dolce, amaro, indomabile serpente), il parlare femminile d’amore e di passione spesso regala l’impressione di una sorta di silenziosa e voluttuosa preghiera. Fortemente intrecciata con la quotidianità, con il lavoro domestico, con le imprese manageriali (in tempi più moderni), con le incombenze materne, con tutto quello che c’è sempre da fare. Noi donne abbiamo sempre qualcosa da fare, ma non smettiamo mai, per questo, di pensare, parlare e vivere l’amore.
Lo facciamo con il mormorìo notturno di una donna che canta per addormentare il figlio. Lo azzardiamo con il grido disperato quando l’amata persona ci lascia. Ci gettiamo oltre l’ostacolo, come faremmo col nostro cuore, quando è il momento di conquistare e dichiararci a qualcuno. Lo cantiamo quando siamo all’apice della felicità, reduci da notti indimenticabili e da fughe senza reali e completi ritorni. Proviamo a farlo anche quando siamo sommerse da problemi, affanni, lacerazioni, nascondendoci pudicamente agli occhi del mondo, cercando un angolo dove ritrovare le nenie di bambine. Gli elementi che, assurdamente, hanno dato vita ai versi delle donne, ne sono stati anche nemici: la segretezza e la clandestinità. La parola d’amore femminile è esistita sempre, sottile ma imponente, si è insinuata e infiltrata anche nelle fessure più invisibili, non ha risentito del tempo, ma diversamente dalla poesia degli uomini, ha vissuto per molto, troppo tempo nella penombra del “non avente diritto”.
Di fronte alla possibilità di cantare l’amore le donne, comunque, lo hanno sempre fatto, magari strappando ore al sonno, come già raccontava Anne Sexton nella sua poesia Canto di luna, canto di donna: “Vivo di notte/mi sento morire la mattina/vecchia lampa dall’olio consunto/pallida ossuta emunta/nessun prodigio o strabilianza/.../Io fui sempre una vergine/vecchia e butterata/Prima che il mondo fosse, io fui.” La poesia d’amore scritta da una donna resta una regina, bella della sua bellezza che sfida il tempo. Non è il brillare fatuo di paillettes, è qualcosa che vive nell’ombra del pudore e dei segreti, che si può solo carpire con l’occhio attento di chi ama la vita. Purtroppo la storia non ha reso merito, nel giusto modo, alle donne che si sono dedicate alla scrittura, e meno che mai alle donne lesbiche. Forse l’unica riconosciuta come maestra è Saffo, ma da lì in poi poche sono uscite dall’ombra. Eppure, anche queste donne hanno reso omaggio alla passione che le ha investite, cantando il perdersi per l’amata. Per loro, spesso, è stato necessario maggior coraggio e ardire, perché immerse in un mondo ostile e per nulla comprensivo. E se la storia non è stata generosa con le poete lesbiche antiche, le donne lesbiche di oggi vogliono idealmente tornare indietro, rendere omaggio alle loro progenitrici, recuperare e valorizzare quanto è stato detto, scritto, cantato.

Ti osservo.
L'incanto stregante
si propaga tra meraviglia
e seduzione.
La verità in una poesia
è disarmante
come il canto delle sirene,
versi dalla forma e dal suono da toccare,