Copriletto, vaso, sedia, specchio, paesaggio, tappezzeria, doccia, profumi vasca da bagno, colazione. Di ogni albergo ho un ricordo importante. Una cadenza, un ritmo e un’elevazione. Lo aspettavo tutti i mesi, quel week end in albergo. Una fuga per lui, una mistificazione per me.
L’amante è una donna senza regno, senza luoghi, senza abitudini, né ricorrenze familiari. Senza fotografie da mostrare agli amici, né episodi da raccontare se non a quei pochi con i quali si finisce a lacrimare per la propria passione e le inutili richieste d’amore.
Mi rimaneva l’albergo, quel viaggio veloce, treno, macchina, aereo, ma sceglievamo sempre mete vicine, tempo ce n’era poco e poco anche da dirsi, perché era la voglia che ci si strusciava addosso, l’odore che rimaneva nella testa, i baci trattenuti alla reception, ma già cominciavamo in ascensore a violare i vestiti tra baci sorpresi all’apertura delle porte.
Loro sapevano, lo vedevo negli occhi dei camerieri, nel sorriso di accoglienza, nelle leggere pause tra le domande di routine e quando ci vedevano ladri d’amore dietro ogni angolo, la sua fede sempre al dito, i miei anelli, un’anarchia colorata che era solo bellezza.
Il mio errore lo palesai quasi subito, già dalla prima stanza, mischiata tra antico e moderno e un’idea di bellezza che diventava malinconia al tramonto. L’errore: volevo anche l’amore. Lui no. Lui voleva sopravvivere alle responsabilità familiari, ad un partner noioso, alle richieste dei figli, all’idea di prigione in ogni ritorno a casa, a quelle crisi esistenziali che gli ricordavano un danno dell’anima, voleva questo, nient’altro, svago, potenza, bellezza, deliri.
Io avevo bellezza, passione, sensibilità e fascino e un desiderio d’amore che mi perseguitava fin dall’infanzia.
La stanza d’albergo era la mia alleata per un giorno, a volte per due, imperturbabile mi consegnava all’amore di un istante come se fosse per l’eternità. La lasciavo fare, ci volevo credere anch’io a quel sogno, come pensare alla fine tra tante parole d’amore, regali, promesse, altri viaggi?
Ma era sempre una fine.
La stanza più bella?
Quella con la cupola della chiesa che ci si rovesciava nel letto, una prospettiva geometrica grandiosa, un’elevazione che sembrava rinforzare quel mio desiderio inconsulto di diventare sua sposa, per svegliarmi ogni giorno con tutti i suoi odori addosso. La campana ogni tanto ci separava le ore per far riposare i corpi, ricordarci la cena, e permettere agli occhi riguardarsi più a lungo. Al tramonto la stanza diventava dorata e il tempo girava la sua ruota. A volte desideravo una morte improvvisa, lì, in quella bellezza, tra i corpi nudi, mai paghi, sussurri e parole. La mia vita sarebbe stata perfetta, una fine d’amore che l’anima avrebbe ricordato per sempre. Ma le sceneggiature della vita sono molto più banali, lui tornava dalla sua famiglia ed io alla mia solitudine.
La cupola della chiesa si è presa un ‘incavo della mia anima e ci è rimasta dentro, come un seno di madre da cui succhiare ogni giorno il suo latte. Una promessa che non so leggere, e anche se. il futuro non rompe il suo sigillo e non cede alle mie richieste ogni stanza compie irriverente per me il suo miracolo d’amore.
Entro vorace ogni volta, nei profumi di nuovo e di antico, nelle tappezzerie che si mostrano spavalde, le voci, che rimangono tutte le voci passate, canti, litigi, pensieri, le mura li trattengono tutti, i passi, i gesti, degli ospiti, del personale, accavallati insieme in un’unica famiglia sbandata, gettati lì, in quell’albergo per un gioco degli dei come un tiro di dadi. Volti, volti. Il suo che aspetto ogni mese, come un’icona che non si possa scoprire più a lungo, un istante, un vertice, la bellezza, l’amore.
Chiudo la stanza, vado via.
Un po’ di pensieri li lascio, un po’ di pensieri li porto, dimentico il bagaglio della felicità lì dentro, magari lo troverà qualcun altro.
Lascio l’albergo e l’aria mi respira ancora dentro e i profumi non muoiono, ascolto i passi, la strada, il rumore, la fretta, mischiata fra gli altri, una donna vestita di rosso che batte i ritmi della solitudine e della vita, eccessi che le scivolano via ogni volta tra due tre lacrime che nemmeno si vedono.
alessandra corsini
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Non mi piace aspettare
non so farlo e non lo farei ora.
Salto i passi necessari
Rincorro impossibili progetti
Chimere in seduzione rapida
Non aspetto l’alba
Non aspetto un’ora
Non aspetto la maturazione
Poi
Per averti snocciolo il tempo
Paziente come amanuense lontano
Ti stringo
Aspettando che il mio corpo si sazi.
ZOUZOU e COOPER Editore presentano in anteprima assoluta
“Il nostro sesso - Come farlo bene” di Lorena Berdùn
Martedì 19 Giugno ore 19:00
Vicolo della Cancelleria, 9a
ROMA
La posizione del missionario è out? Il punto G dov’è? Cos’è? C’è? Quante sono le mode, le credenze, i miti che circondano la nostra vita sessuale? Arriva in Italia Il nostro sesso. Come farlo bene, il primo libro di Lorena Berdún, la sessuologa spagnola lanciata dal programma cult Crozza Italia. Una vera guida al buon sesso che mette al centro la donna. Un vademecum per essere a proprio agio fra le lenzuola: dalla masturbazione alla penetrazione, dalle posizioni giuste alla conoscenza del proprio corpo. Dalla “manutenzione” dei sex-toys, ai sistemi contraccettivi: un manuale irriverente per fare bene l’amore.
Lorena Berdún, laureata in Psicologia presso l’Università Autonoma di Madrid è sessuologa, presentatrice televisiva e attrice. Ha scritto numerosi libri sulla sessualità Il nostro sesso è il primo che viene pubblicato in Italia.
Ufficio stampa:
Daniela Rizzo (ZOUZOU) 339 2119007
Elena Giacchino (COOPER Editore) 340 268277
Desideri, passioni, fantasie e tabù.
Come vivono il sesso, oggi, le italiane? Per capirlo «Grazia» vi propone un questionario
50 domande preparate con la collaborazione della massima studiosa di sessuologia, Shere Hite, l’antropologa che, trent’anni fa, con il “Rapporto Hite”, rivoluzionò tutte le teorie sull’orgasmo femminile. Sarà lei a leggere e analizzare le vostre risposte. Per tracciare, insieme, una nuova mappa del piacere.
Per ringraziarti del tuo contributo alla nostra speciale inchiesta sul sesso, potrai partecipare al grande concorso di «Grazia». Potrai concorrere solo se avrai risposto (anche parzialmente) alle domande del questionario.
Tutte le risposte saranno trattate in forma anonima.
siti:
grazia.blog.it
http://direct.kiwari.com/survey/grazia_hite.html
Uomini e donne scrivono di donne:cercasi scrittori da pubblicare
L’Agenzia MurenaLetteraria con il patrocinio del Comune di Bologna e del Consiglio Regionale della Toscana, promuove con Lady Radio e Radio Città del Capo (di Bologna) il premio letterario nazionale ”Il femminile tra le Righe”. Concorso sul tema della donna aperto a qualsiasi genere letterario (rosa, erotico, mystery, noir, ecc, ecc) per racconti e romanzi senza limiti di lunghezza. Possono partecipare sia uomini che donne purché scrivano di donne.
I testi saranno accettati fino al 14 luglio. Gli elaborati vanno inviati per posta, accompagnati dalla scheda di adesione scaricabile dal sito http://www.murenaletteraria.it/iniziative.htlm.
La giuria composta dai editor, dai giornalisti e dagli scrittori Luisa Carnielli Ervas, Eliselle, Vincent Mallory, Gianluca Morozzi, Paola Presciuttini, sceglierà i vincitori ai quali spetterà un contratto di rappresentanza editoriale gratuito e la segnalazione per la pubblicazione alle case editrici Fazi, Kowalski, Marcos y Marcos, MinimumFax, Stranamore Editore.
Per maggiori informazioni scrivere una e-mail a concorso@murenaletteraria.it oppure telefonare al 055.5213911.
“Partecipare ad un concorso è importante - spiega Elena Narbone di “MurenaLetteraria” – serve ad uscire allo scoperto, a mettersi in gioco e a confrontare il proprio lavoro con quello altrui. Solo così è possibile ricevere stimoli per migliorare la capacità di scrittura e spunti per accendere ancora di più la creatività.”
