Parco Poesia 2007
i poeti usano i muscoli
venerdì 31 agosto sabato 1 e domenica 2 settembre
5 edizione
PARCO POESIA FESTIVAL
Parco di Villa Lodì Fè
Riccione
3 giorni di readings conversazioni laboratori
per incontrare da vicino i poeti
Nel parco di Villa Lodi Fè, a pochi passi dalla stazione di Riccione, ogni anno a Settembre si tiene PARCO POESIA, il festival che per tre giorni porta a Riccione le più importanti voci della poesia contemporanea e della critica, riviste letterarie, piccoli editori e moltissimi giovani autori da ogni parte d’Italia.
Readings, laboratori, conversazioni e per incontrare da vicino i poeti.
Durante le tre giornate, il pubblico di parco poesia si trova a diretto contatto con gli ospiti e con i molti giovani autori che partecipano al festival da ogni parte d’Italia. I poeti a parco poesia si offrono con la loro opera ma anche con il loro volto, come uomini oltre che come autori. Nell’atmosfera informale del parco, molti scrittori hanno la possibilità di incontrarsi, di guardare insieme il panorama sempre in fieri della poesia emergente, di dialogare tra loro e con i propri lettori. Molti giovani poeti hanno occasione di consegnare a mano i propri manoscritti, molte persone che amano la poesia o che ne sono anche soltanto incuriosite, hanno la possibilità di ascoltare gli autori, di conoscerli e conversare con loro. A Parco poesia ogni anno nascono amicizie, discussioni, qualcuno litiga, qualcuno si entusiasma, qualcuno scopre qualcosa...e quando tornano a casa…tutti hanno qualcuno a cui scrivere, qualcosa di cui continuare a discutere... qualcosa che rimane.
Per l’edizione 2007, che segna il primo lustro del festival, Parco Poesia sceglie come titolo un’allegra provocazione “I poeti usano i muscoli”, ne abbiamo in mente soprattutto uno: il muscolo vitale per eccellenza, il cuore. Si parlerà di quella poesia che non ha paura di usare il cuore e di andare al cuore.
Per l’edizione 2007 l’organizzazione lancia una proposta che mette i libri in azione, e che chiede ai poeti ed al pubblico di usare davvero i muscoli del cuore. Con il progetto “Poesia Offerta” chiediamo a tutti di donare almeno un libro, come in un’ offerta di parole. Al termine delle tre giornate i volumi raccolti saranno donati ad una struttura ospedaliera che riceverà così una piccola biblioteca di poesia.
Direzione Artistica
Isabella Leardini
In caso di pioggia Parco Poesia si terrà presso il Teatro del Mare
viale Ceccarini angolo via Don Minzoni .
Per informazioni
347 6936405
www.parcopoesia.it




Se la storia siamo noi, anche la memoria è dentro di noi.
Lo stesso insegnamento della storia nelle scuole, è questo: il tramandare memoria perché si impari. Il passato, filtrato nel presente, per progettare un diverso futuro. Questo dovrebbe essere, al di là di colori, partiti, fazioni, simboli, il nostro compito precipuo.
Tanto forte deve essere stata la memoria di mia madre, e i racconti della madre di lei, e ancora di tutti quei parenti che incontravo saltuariamente nei pranzi o feste di compleanno, da farmi decidere che mai avrei condannato e allontanato qualcuno, solo per paura di una diversità che non capivo.
Il loro essere ebrei, il loro trovarsi a via Rasella in quel drammatico 1943, le lacrime di mia madre e la fame dei suoi fratelli, la scomparsa nel nulla di tanti parenti hanno fatto lievitare dentro di me, giorno dopo giorno e silenziosamente, il rispetto dell’altro, a volte anche a discapito per quello proprio. Forse la mia coscienza parte da così lontano, da messaggi muti e segni e simboli che allora, poco più che bambina, non riuscivo a decifrare.
Il diverso da noi esiste, ed è normale e buono che ci sia: serve ad arricchire, completare, aggiungere conoscenza e dettagli. Ma il diverso da me va rispettato, conosciuto, aiutato, compreso. Mai distrutto, mai combattuto. Semmai, è la mia paura di lui a dover essere capita e battuta. Aver paura dell’altro perché diverso da me, è come camminare sempre con le spalle rasenti al muro: anche la nostra ombra è altra da noi, ci potrebbe colpire, no?
Eppure, più di sessant’anni fa, questa paura ha ucciso sei milioni di persone, colpevoli soltanto di essere diverse. Ma diverse da chi, e da cosa? Chi può arrogarsi questo diritto, e cioè decidere chi ha “ragione” di vivere e chi “deve” non esistere? In psicanalisi lo chiamano “delirio di onnipotenza”.
Ma senza arrivare a tanto, anche il NON ricordare è colpevole. Non si perdona l’ignoranza, è vero, ma ancora di meno l’ ipocrita distrazione.
Monica
http://progettodavka.org/