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WORDS - FOLLE DIARIO DI BORDO

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Nome: LaMonica www.monicamaggi.it
Giornalista, scrittrice, editor, docente universitaria. Curiosa delle storie di uomini e donne. Un po' folle.

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giugno 30 2008

ROMA CITTA' APERTA?

di Luca Trinchieri


C’è pure la televisione, per raccontare come la gioventù romana si diverte a Trastevere il venerdì sera. L’ora dell’aperitivo. Le vie attorno a piazza Trilussa gremite di persone. Cinque o sei bancarelle di venditori ambulanti. Un ragazzo ha appena regalato un paio di orecchini alla sua fidanzata. Le sirene della polizia colgono tutti di sorpresa. Non è un semplice controllo: tre macchine e una camionetta vuota che ha tutta l’impressione di dover essere riempita. È la prima operazione contro i venditori ambulanti dopo l’entrata in vigore del decreto sicurezza, che amplia i poteri per i sindaci in materia di ordine pubblico. Mi fermo ad osservare, come molti altri. Non è curiosità, la mia. È un istinto di controllo.
I poliziotti iniziano a sbaraccare i banchetti. Via la merce, raccolta sommariamente nei lenzuoli su cui era disposta. Un agente tiene un indiano stretto per il braccio, mentre dal suo viso trapela tutto, la paura, la rassegnazione, fuorché l’istinto di scappare. È ammutolito. Un donnone africano, del Togo, è invece molto più loquace. Se la prende quando l’agente raccoglie violentemente i lembi del telo a cui erano appoggiati gli orecchini e le collane che vendeva. «fammi mettere nella borsa, almeno!» dice all’agente. «Non scappo, non ti preoccupare, ecco il mio permesso di soggiorno». «Ma perché tutto questo? - dice - non stavo facendo nulla di male». All’agente scappa un sorriso, forse un po’ amaro: «è il mio lavoro». Poi la donna incalza: «conosco la nuova legge. Ora mi fate 5.000 euro di multa. Ma perché non ci date un modo di fare questo lavoro regolarmente?» Nessuna risposta dall’agente, che se ne va e lascia il posto ad un collega, molto meno accomodante. «E muoviti, su!», dice senza accennare ad aiutarla a trasportare le sue cose. Lei, con lo stesso sorriso sul volto, chiude la valigia arancione e con le mani occupate dice «dove andiamo, di qua?», mascherando con l’orgoglio la paura che in fondo in fondo le sta crescendo. Mantiene l’ironia però, quando mi avvicino e le chiedo da dove viene. «Da Napoli, bella Napoli, vero?», e intanto, mentre mi svela le sue vere origini africane, si toglie gli orecchini: «questa bigiotteria non mi serve più, stasera».
Due metri più distante due ragazzini italiani, con il loro banchetto in tutto e per tutto uguale agli altri. Devono sbaraccare anche loro, ma gli agenti usano maniere molto più educate. Non li tengono per le braccia, non gli ammassano la merce. La ragazza raduna le poche cose che avevano in vendita. Lui è allibito, terrorizzato, e inizia a parlare nervosamente: «ve lo giuro, è la prima volta che vengo, lasciatemi andare». «Se prendiamo loro dobbiamo prendere anche voi», risponde un agente. Ma alla fine non sarà così. Il ragazzo si dispera, «sono di Roma, non posso credere che mi trattiate allo stesso modo che a quelli lì». Evidentemente è un discorso convincente. Si avvicina un signore in borghese che è lì a dirigere l’intera operazione. «Dottò, Capitano, Maresciallo, giuro che non lo farò mai più…». Si sbraccia, sembra un bambino appena messo in punizione dalla mamma. L’uomo in borghese si mostra irremovibile, ma si capisce subito che vuole solo dargli una lezione, e appena gli altri fermati - 7 persone, tutte straniere - non sono più a vista, lo lascia andare.
A operazione conclusa vado dal signore in borghese, mi presento, «sono un giornalista e ho assistito alla scena. Perché avete fermato solo gli stranieri?», chiedo. La risposta è eloquente. «Portatelo via, identificatelo, e controllate - aggiunge guardandomi negli occhi - perché ha l’alito che puzza di birra». Già, la birra che stavo bevendo prima, e che mi è andata di traverso con tutto quello che succedeva. Per fortuna non è ancora reato, comunque.
Mi portano in due verso il ducato dove sono radunati gli stranieri, tenendomi strette le mani sulle braccia. Non mi era mai successo, prima, ed è una sensazione davvero sgradevole. «Questo per adesso è nell’elenco dei fermati» dice l’uomo alla mia destra, anche lui in borghese, ad un collega. Spalle alla camionetta, mani fuori dalle tasche, cellulare sequestrato. «Perché avete fermato solo gli stranieri?». L’uomo con la polo rosa, quello che mi stringeva da destra, mi risponde, anche se - dice - non sarebbe tenuto: «perché questi sono tutti irregolari». Balle, ho visto con i miei occhi la donna togolese dare il proprio permesso di soggiorno al poliziotto, prima. Ma non mi aspettavo certo una risposta veritiera. «Certo che non avevi proprio nient’altro di meglio da fare», dice con sprezzo uno degli agenti. «Ho fatto una domanda, voglio una risposta». L’uomo in rosa, che ha la mia carta d’identità e sta scandendo il mio nome per radio si gira verso di me, «hai finito di parlare?» grida. A quanto pare anche rispondere alle domande costituisce un grave errore, e infatti un terzo poliziotto, defilato fino a poco prima si indirizza a me dicendo «guarda che a fare così peggiori solo la tua situazione». Chiedo di sapere i loro nomi e gradi, come avevo fatto già con l’uomo in borghese al principio, convinto che per legge sia un loro dovere identificarsi. Un altro poliziotto - ma quanti ne ho attorno, quattro, cinque? - mi da la sua versione della legge. «Vedi qual è la differenza, è che io posso chiederti come ti chiami e tu non puoi chiedermi niente, chi comanda sono io». Un suo collega aggiunge: «certo, se lo vuoi mettere per iscritto è diverso, ma non te lo consiglio, la cosa si farebbe piuttosto scomoda». La minaccia mancava, in effetti. Interrompe la discussione l’uomo in rosa. «Luca!», e con la mano mi fa cenno di andare da lui. «Vuoi andare?» «Voglio una risposta alla mia domanda», insisto. «Non hai capito - si spiega - hai voglia di chiuderla qui questa storia o no?». «Non sono stupido, so quello che mi sta dicendo, ma io voglio la mia risposta». Mi accompagna lontano dal furgone, in piazza Trilussa. Davanti a me l’uomo che comanda l’operazione, quello dell’alito puzzolente. Mi chiedo se tornare da lui, ma mi rendo conto che nel gioco del muro contro muro il suo è molto più duro. Aspetto ancora in piazza, osservo l’operazione concludersi, fino all’istante i cui gli immigrati vengono caricati sul furgone che si mischia al traffico del lungotevere. Non c’è altro da fare, questa sera, se non raccontare in giro quello che ho visto. Questa triste deriva, quest’inverno italiano che avanza. Oggi inizia l’estate. Evviva.

NdR: questo articolo è uscito su LIBERAZIONE del 22 giugno 2008
postato da: Mounika alle ore 30/06/2008 10:56 | link | commenti
categorie:
giugno 27 2008



e da oggi mi trovate anche su DONNA MODERNA
www.donnamoderna.com

spazio EROS PSICHE  e TERAPIE
postato da: Mounika alle ore 27/06/2008 16:56 | link | commenti
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giugno 24 2008

PRIMA FIERA DEL LIBRO D'AMORE

Prima Fiera del Libro d'Amore
Montecosaro (Macerata)
15, 16 e 17 agosto 2008

Si terrà dal 15 al 17 agosto a Montecosaro (Macerata), organizzata dal Comune di Montecosaro e dalla Enrico Folci editore.
La Fiera consiste in una tre giorni di letture, musiche, performance audio e video all'insegna dell'amore.
Ogni poeta puo' partecipare prenotandosi scrivendo all'editore ef@enricofolcieditore.com oppure facendomi pervenire la sua adesione tramite blog.

La partecipazione puo' essere di due tipi:
- gratuita: il poeta ha la possibilità di leggere i suoi lavori e venderli direttamente al pubblico
- personalizzata: la possibilità di allestire uno stand che resterà attivo e a sua disposizione per i 3 giorni. Il costo è di 100 euro.
Il Comune si farà carico delle spese di sussitenza (vitto) e metterà a disposizione strutture molto economiche e convenzionate in caso di pernotto (dai 25 ai 35 euro a notte con prima colazione).

La prenotazione, visti i tempi stretti e l'alta adesione, è obbligatoria. L'organizzazione comunicherà in seguito il giorno in cui il poeta potrà esibirsi pubblicamente.

E' anche probabile un concorso "Invia il tuo messaggio d'amore" attraverso sms. Verrà confermato successivamente.
postato da: Mounika alle ore 24/06/2008 07:26 | link | commenti
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giugno 22 2008

ancora Borges

"Nell'oscuro avvenire
possiamo essere rivali e rispettarci
o amici e volerci bene.
Ho eseguito un gesto irreparabile,
ho stabilito un legame.
In questo mondo quotidiano,
che somiglia tanto
al libro delle Mille e Una Notte,
non c'e' un solo gesto che non corra il rischio
di essere un'operazione di magia,
non c'e' un solo fatto che non possa essere il primo
di una serie infinita.

Mi domando che ombre getteranno
questi oziosi versi."

postato da: Mounika alle ore 22/06/2008 22:43 | link | commenti (3)
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ehhhhhhhhhhh

oggi va cosi'
sara' il caldo :-)))

Non c’è nulla al mondo che valga il tuo bacio

come quello dato al soldato

che parte e non ha memoria di ritorno.

 

Essenziale è la parola

eppura gronda eccesso e esagerazione

un continuo ricoprire e andare e andare ancora

la parola riveste quello che spoglia

e che riveste di nuovo.

Ogni volta la sposa si affaccia

sul sagrato della chiesa

per un matrimonio che mai si consuma.

postato da: Mounika alle ore 22/06/2008 14:42 | link | commenti (2)
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Tra gli inganni dell’amore

c’e’ quello che chiamano le tue labbra

rosa e deliziose di un veleno salato

che io mischio alle lacrime di indecenza

di salubre passione che accende il sangue

tu mi annebbi mente e cuore

e io sono cosi’ felice che accada

che tu riesca ad scompigliare il quadro perfetto

la cornice si macchia e io non cambio nulla

ma resto a guardare.

postato da: Mounika alle ore 22/06/2008 13:42 | link | commenti (2)
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Nei miei sogni impazza il mare.

Strano, perche’ ho paura dell’acqua alta

pero’ mi sento a casa

trasformata sirena e ulisse.

Nei fumi del sonno annaspo contenta

soave incorporea

attaccata a te, che non sei corpo

sei essenza e profumo

consistenza di cuore e passione sei

come un’ancora che invisibile penetra

nella sabbia appena smossa delle immagini.

postato da: Mounika alle ore 22/06/2008 12:53 | link | commenti
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me



me

postato da: Mounika alle ore 22/06/2008 12:42 | link | commenti
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Jorge Luis Borges



ISTANTI

Se io potessi vivere un'altra volta la mia vita
nella prossima cercherei di fare più errori
non cercherei di essere tanto perfetto,
mi negherei di più,
sarei meno serio di quanto sono stato,
difatti prenderei pochissime cose sul serio.

Sarei meno igienico,
correrei più rischi,
farei più viaggi,
guarderei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei più fiumi,
andrei in più posti dove mai sono andato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.

Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente
e precisamente ogni minuto della sua vita;
certo che ho avuto momenti di gioia
ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.
Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,
solo di momenti; non ti perdere l'oggi.

Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro,
una borsa d'acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all'inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell'autunno.
Farei più giri nella carrozzella,
guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,
se avessi un'altra volta la vita davanti.

Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.
postato da: Mounika alle ore 22/06/2008 12:25 | link | commenti (1)
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giugno 20 2008

Sai perchè le donne hanno i piedi più piccoli degli uomini? Per poter stare più vicine al lavandino quando lavano i piatti.
postato da: Mounika alle ore 20/06/2008 15:11 | link | commenti (1)
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