ANNA ACHMATOVA
A molti (Da Anno Domini)
Io sono la vostra voce, il calore del vostro fiato,
LETTERA D’AMORE ALLE MIE PAROLE
Premio speciale della giuria e segnalazione al concorso
Noubs edizioni
26 luglio 2008, Torrevecchia Teatina
"Amo le parole.
Le adoro, le venero, le impasto, le assaggio, le gusto e le sogno. Mi immagino grandi schermi in bianco e nero sparsi per le città, sopra i tetti delle case, in fondo ai vicoli stesi da una parte all’altra dell’uscita della via, appoggiati alle pareti dei palazzi come biancheria che si asciuga, e questi schermi hanno parole, mostrano parole che scivolano via piano, sensa senso e con tutti i segreti del mondo.
Amo le parole, mi stregano, mi seducono, mi ingabbiano, mi ammaliano e poi mi nauseano. Se le pronuncia qualcuno che non ne è degno, le rifiuto. La parola è sacra, è il verbo solenne di noi profani, e chi riesce a salire sul gradino di questo onore quando le pronuncia e le ossequia, io a lui e lei mi inchino, ascolto e omaggio e dico che è un battesimo ancora, uno in piu’, uno totale e immenso.
Amo cosi’ tanto le parole che me ne sto muta a sentire chi recita e descrive, e quelle leggere cose invisibili che escono dalle loro labbra sono perle, sono carezze, sono granelli di saliva che diventano acqua benedetta, sono la panacea al male del mondo, sono il veleno che uccide senza antidoto, sono il fiore piu’ introvabile che c’è.
Adoro le parole e mi ipnotizzo, mi faccio stregare, seguo come una suddita fedele chi parla, affabula, racconta, narra, favoleggia. Sono il flauto magico del pifferaio, io sono il topolino che va dietro e non sente piu’ nulla se non l’eco di queste piccole creature. Assomigliano alle formiche, le parole che immagino e che adoro. Diligenti, ordinate eppure folli, metodiche e continue, nere e informi ma con una struttura preziosa di un Dio che le ha studiate al millimetro. La mia citta’ ideale ha parole dovunque, di queste potrei nutrirmi e non pensare piu’ a nulla, le parole dovunque e comunque, su muri e vetri e pietre e carta e alberi.
Sono le parole degli amanti, delle madri e dei padri, dei giovani dal cuore spezzato e dalla vita che fugge, dei vecchi che ne lasciano inascoltate anche agli angoli delle strade, sono le parole della memoria e del progresso, le parole della vita e quelle che si dicono in punto di morte, le parole per dire addio e per dire eccomi qua, quelle per tornare e per andare via, quelle del viaggio e della partenza e del ritorno, quelle dei diari e quelle delle lettere, le parole mute di uno spartito musicale e sonore di un concerto solo per piano, le parole che si insegnano a scuola e quelle attese dei bimbi che nascono ancora.
Amo le parole, la mia dichiarazione la lascio qui vergata con le parole, sono io che per una volta ancora e una su tutto le ringrazio, le ossequio e mi inchino, perche’ di me hanno fatto fortuna e sventura, perché mi hanno condannato a seguirle come la maga Circe e come le sirene di Ulisse, io che di lui ho una somiglianza profonda e non mi placo mai. Mi sono innamorata di loro da bambina, e ho scoperto che non avrei vissuto un attimo in piu’ se non le avessi seguite. Ora che sono la loro schiava, una volta ancora felice e dannata come adesso, scrivo una lettera d’amore per le mie regine che non mi abbandonano mai".
Monica Maggi

Sono piccoli frammentati e strani
i ricordi dell’amore
veloci come furetti e come loro azzannano
minuscoli morsi che fanno a brandelli
la superficie rigata del cuore.
Lei potrebbe anche vivere sola
ma lui le serve e l’amore lo sa
ci si trasferisce e sposta
tutto quello che c’è da prendere e andare.
Io vorrei afferrarli volando
veloce come loro che svaniscono in polvere
cone se fosse un sogno di notte urlante
il boato pieno dell’amore che esplode
schizza via in minuscoli pezzi.
Non c’è nulla al mondo che valga il tuo bacio
come quello dato al soldato
che parte e non ha memoria di ritorno.
Essenziale è la parola
eppura gronda eccesso e esagerazione
un continuo ricoprire e andare e andare ancora
la parola riveste quello che spoglia
e che riveste di nuovo.
Ogni volta la sposa si affaccia
sul sagrato della chiesa
per un matrimonio che mai si consuma.
Tra gli inganni dell’amore
c’e’ quello che chiamano le tue labbra
rosa e deliziose di un veleno salato
che io mischio alle lacrime di indecenza
di salubre passione che accende il sangue
tu mi annebbi mente e cuore
e io sono cosi’ felice che accada
che tu riesca ad scompigliare il quadro perfetto
la cornice si macchia e io non cambio nulla
ma resto a guardare.
Nei miei sogni impazza il mare.
Strano, perche’ ho paura dell’acqua alta
pero’ mi sento a casa
trasformata sirena e ulisse.
Nei fumi del sonno annaspo contenta
soave incorporea
attaccata a te, che non sei corpo
sei essenza e profumo
consistenza di cuore e passione sei
come un’ancora che invisibile penetra
nella sabbia appena smossa delle immagini.
Non c'è nulla
che lambisca la mano
solo una fioca luce
stanotte.
Il chiarore soffuso
dei sogni
rischiara la strada.
Insolita la sera, e i leggeri brividi che anticipano il sonno
tutto quello che sogno è arrivare a domani, e poi domani, e domani ancora
un leggero stordimento che è stanchezza, e forse ricordo di poche ore fa
un abbraccio al mondo.