"Bella e dannata, sexy e infantile, sposata e sciupamaschi, indifesa ed esibizionista, plurisuicida con un incrollabile senso dell'umorismo, autodidatta e docente universitaria, atea e religiosa…".
Reading poetico a cura di Monica Maggi
TUMA’S BOOK BAR
Venerdì 29 maggio ore 20
Via dei Sabelli, 17
info: 06-44704059 334-5752012
info@tumasbookbar.com
Vuoi essere il prossimo porto?
Contattaci: info@donnedicarta.org
www.donnedicarta.org – Associazione Donne di carta
LE CORDE DEL CORPO
Una Navigazione Multiculturale nel Mare della Scrittura Femminile
“È arrivato un bastimento carico carico di”...
Voci di donne, voci multiculturali, voci dai mille colori
per una navigazione che toccherà diversi porti
raccogliendo lungo il cammino voci sommerse,
esordienti, aspiranti...
Ecco in sintesi il progetto: promuovere la lettura
tramite l'ascolto e promuovere la scrittura
esordiente tramite la “raccolta”.
Ogni navigazione implica dei porti fisici.
La rotta ha un luogo certo di partenza e una data precisa: il 7 giugno alle ore 20,30 al
CENTRO SOCIALE 100CELLE dove saranno presentati, in anteprima assoluta, il progetto e le prime tappe.
Il letto è un rifugio
di piacere e pazzia intima.
Un labirinto chiuso –
radura di lingue tristi
quando la voce svanisce.
Sabbia e ombre
dove sembra esserci
una casa illuminata.
Il letto è un cubicolo che appartiene
al mondo del silenzio.
Chi ha abbandonato il letto
e salta sulla foresta dell'amore
lascia per terra
l'eccesso, la fragilità, i crimini commessi –
crimini e peccati della passione
che non ha esistenza reale
nella città, neppure
nelle altre radure della
casa – altro desiderio
non ha la carne
che non sia la morte.
La Storia siamo noi di Giovanni Minoli presenta IL CASO PASTERNAK
Scritto e diretto da Valeria Paniccia
Il 23 novembre 1957 esce in Italia e in contemporanea nel mondo, il primo grande best-seller dell'editoria contemporanea: Il Dottor Zivago di Borìs Pasternàk. A pubblicarlo è un editore di 31 anni, finanziatore del partitio comunista, Giangiacomo Feltrinelli. Quel romanzo, proibito ed esorcizzato dal potere sovietico, farà arrivare nel 1958, il Nobel all´autore. Ma scatenerà un romanzo nel romanzo, ricco di colpi di scena, arresti, processi, un susseguirsi di chi spia chi, dove sono coinvolti KGB, CIA, e molti italiani.
Il Caso Pasternàk , scritto e diretto da Valeria Paniccia, nasconde una doppia trama dove si incontrano due anime. L´anima russa e l´anima italiana.
Per la prima volta in tivù parla l´editore CARLO FELTRINELLI, figlio di Giangiacomo Feltrinelli. E inoltre partecipano alla puntata de La Storia siamo noi di Giovanni Minoli: EVGENIJ PASTERNAK, figlio di Borìs Pasternàk e della sua prima moglie, SERGIO D'ANGELO, lo scopritore del manoscritto, JACQUELINE DE PROYART, procuratrice e amica di Pasternàk, LAZAR FLEISHMAN, docente alla Standford University, VITTORIO STRADA, russista, GIUSEPPE GARRITANO , vicecorrispondente dell'Unità a Mosca all'epoca, implicato nel caso, GIACOMO CAMPIOTTI, il primo regista a trarre dal romanzo uno sceneggiato televisivo, IRINA EMELIANOVA, figlia di Olga Invinskaja, amante e ispiratrice del personaggio Lara nel romanzo di Pasternàk, nonché insieme alla madre Olga costretta per anni ai campi di lavoro, a causa del Dottor Zivago.
Tra i filmati inediti un bacio appassionato tra Olga e Borìs e un momento dell´assemblea panansovietica in cui un funzionario del partito comunista definisce Borìs Pasternak "un maiale che insozza il suo trogolo". Semiciastnjy, Primo segretario dell´Unione della Gioventù Comunista, poi futuro capo del KGB, il 29 ottobre del `58, davanti a 13.000 persone, invita Pasternàk - definito appunto un maiale che insozza il suo trogolo- a recarsi nel paradiso capitalista. Solo nel nel 1989 si scoprì quell´invettiva contro Pasternàk era di Crusciov. Ma Semiciastnjy disse che un capo di Stato non avrebbe potuto pronunciare quelle parole. Allora Crusciov gli replicò: "Le dirai tu. Noi applaudiremo e tutti capiranno".
In onda GIOVEDI´ 21 MAGGIO - ore 21-RAI STORIA, canale 805 di SKY
Di poesia che costruisco/amore/so spiegati poco/ …trasformo in mongolfiere i pensieri/ Volo/ Sì, è vero. Io volo./
Scrivere, consapevoli della disarmonia del mondo e imprimere in pochi versi immagini intensissime che rimandano altre parti di noi in quelle stesse parole che furono fonte di ispirazione. Scrivere oltre noi, raggiungendo lo spazio che prima non c’era per trapassare l’ignoto e fermarsi davanti al montaliano “malchiuso portone” giusto il tempo di intravedere tra gli alberi di una corte, i gialli dei limoni.
E godere della luce della verità dallo spiraglio, malgrado le parole dei poeti siano come i fantasmi; non si possono afferrare, non appartengono a nessuno. Eppure un cuore batte senza tregua negli attimi irripetibili in viaggio sulle ali di un verso, così come nel tempo. Quel tempo che dentro di noi ci trasforma senza chiedere, e ci fa saltare i passi necessari se rincorriamo impossibili progetti e chimere in seduzione rapida.
Il tempo immemore dei ricordi/ della storia di noi/ della memoria di noi./ Nel presente restano le mani che scivolano sull’inquieto passo, “che si muovono, e non sanno di farlo”, tra voglie rincorse, un respiro e un gemito appena sussurrato, nell’attimo lento che innalza la voglia. E la poesia, scrive Monica, è bastarda: ricorda, tutto, implacabilmente. In Calco si possono scorrere versi intrisi del senso tempo che l’attesa esasperante scioglie, nel momento in cui la materia si fonde nei di gesti.
Monica ne è consapevole e canta: Poi/ per averti snocciolo il tempo/ paziente come amanuense lontano/ ti stringo/ aspettando che il mio corpo si sazi./ Inizia la lotta. L’antico gioco-forza, l’incontro con l’altro che per un attimo illumina la nostra vita (nel bene e nel male). Dentro il nostro tempo, quell’attimo diventa eterno, ed è amore. L’amore strappa da uno stato quiete, trasforma, proietta in un vortice eccitante.
E’ fatale lo strappo in nome del possesso, di conseguenza lacerarci e lacerare. Dove ho sbagliato?/ Magico momento del mattino/ insudicio di sperma/irreale. L’amore- passione annienta nello stesso istante in cui trionfa; si imprime come un calco sulla pelle e Monica Maggi trattiene il brivido sulla carta, nonostante tutto. L’intera esistenza è fatta di coincidenze dalle quali prendiamo energia. Dove vai? Mi dico/ saltando le scale con il fiato in gola./ Ad amare, vado./ Ad annusare un respiro./ A riprendere e lasciar andare./ La voce della coscienza intima di togliere l’ancora, e salpare, per spingersi al largo, toccare altre terre e inventare ancora l’altro, alla ricerca di un pretesto necessario alla rotta della passione.
Non c’è risposta al potere di fascinazione dell’altro che nel momento in cui si pone di fronte a noi, ci proietta in un incantesimo. Il pregio del linguaggio poetico è il suo attingere alle immagini dell’anima e rendere muta la coscienza, per dare voce alle dimensioni interiori, al desiderio. Distesa sopra il tuo corpo/come un segugio percorre/periferie immaginarie/pieghe speziate/ gorghi turbinosi./ Ciò che il desiderio consuma e distrugge inesorabilmente la poesia cura, allevia e solleva, integrando gli aspetti contraddittori dell’essere e lasciando l’impronta profumata e calda, imbevuta di qualcosa che giace dentro di noi, in un respiro, più dentro. Un segno indelebile oltre i confini del conscio e del finito che alcuni chiamano fato.